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Una settimana vissuta in Abruzzo
E' passata una settimana da quando sono tornata dall'Abruzzo e solo oggi mi sono seduta al computer e ho iniziato a scrivere. Quello che sto cercando di fare è tradurre delle immagini in parole, non credo di riuscire a rendere tutte le emozioni e le loro sfumature che ho provato in quei sette giorni ma è un modo per farle uscire...
Ricordo il giorno della partenza il 9 aprile, venerdì santo e giorno dei funerali, il clima disteso della macchina, le chiacchiere con Viviana e Silvia, le colleghe che hanno condiviso con me quei giorni, e poi il tunnel del Gran Sasso, l'atmosfera irreale di un'autostrada vuota a mezzogiorno ed il silenzio pesante calato fra noi, la paura che mi ha presa all'uscita, gli occhi che cercavano i segni del terremoto ma non li trovavano. Le domande che mi frullavano in testa e che non avevo il coraggio di fare, non le ho mai dette a voce alta, le sto scrivendo solo ora: ce la farò? E se crollo, io che sono qui per aiutare? Un peso di responsabilità che non ho mai provato, anche quando ho preso decisioni importanti!
Altra fotografia del cuore, l'arrivo al campo, Tempera vicino a Paganiga, epicentro del sisma, tanta gente, caldo, il blu delle tende, le gambe intorpidite da sette ore di macchina ed i perchè messi subito a tacere alla vista di tutte le persone che si muovevano per la tendopoli. Ricordo di aver pensato una cosa stupida “se devo ballare, ballo” che detta in zona sismica è tutto un programma.
La prima scossa l'ho sentita quel pomeriggio, stavo giocando con i bimbi del campo, i maschietti giocavano a calcio e l'unica bambina era seduta sull'erba con me e mi raccontava della scuola, ad un certo punto i suoi occhi si fermano e fissano un punto in lontananza le sue parole si fermano a metà, io non capisco la guardo e cerco di farla ridere, poi la sua mano afferra il mio ginocchio e lì per lì proprio non capisco, i suoi occhi sono profondi e terrorizzati e allora finalmente la sento la terra trema proprio sotto di me, una scossa breve, non più di 10, al massimo 15 secondi ma quella sensazione e quegli occhi li ricorderò sempre.
Cambiamo campo! Siamo state assegnate a San Panfilo d'Ocre ed ai 18 campi gestiti dalla regione Veneto, arriviamo nella nuova tendopoli domenica di Pasqua in serata, piove e fa freddo, ma gli occhi ed i sorrisi delle persone che ci accolgono mi fanno dimenticare i disagi.
Poche immagini perchè scrivere di quei giorni mi è difficile, ma è importante ricordare la gentilezza e la disponibilità, il grande coraggio di quelle persone e, incredibile a dirsi, l'allegria e l'umorismo di quei giorni. L'ultima sera, prima di partire salutando quelle splendide persone che mi ringraziavano per l'ascolto e la “sopportazione” che avevamo avuto nei loro confronti, non ho potuto fare a meno di ringraziarli io per quello che hanno fatto per me! E li ringrazio anche oggi per avermi insegnato la dignità ed il coraggio.
Dall'Abruzzo mi sono portata a casa un bagaglio di conoscenze e di esperienze che in anni di studio non ho mai fatto e anche un vasetto di zafferano che un signore di Roio ha voluto assolutamente che accettassimo...lo zafferano più profumato che io abbia mai assaggiato, forte come la gente che vive in questi luoghi, a questo non ho nient'altro da aggiungere!